Literatur

Alpigiani, borradori e alpinisti nella valle del Soladino

Sette secoli di storia

Flavio Zappa / IT / 2011
Co-edizione con CAS, sezione di Locarno

Formato 17 x 24 cm, 220 p.p. con fotografie a colori e bianco/nero

Da un ampio lavoro su fonti inedite un quadro vivace di una presenza umana assidua, che per secoli ha fatto palpitare la Valle del Soladino, percorrendola per ogni dove, sfruttandone le risorse e traendone sostentamento.

Per scelta consapevole l'autore privilegia le fonti inedite: grazie ai numerosi estratti di documenti originali la sua opera, anziché un trattato di storia, sembra piuttosto un romanzo storico in cui prendono voce (e corpo) gli innumerevoli e svariati protagonisti: il maestro del paese inorridito dalle rovinose valanghe, l'alpigiano cannobino derubato dei suoi averi, i consoli del comune incaricati di promuoverne gli interessi, il privato cittadino in lotta coi parenti per questioni ederitarie, il landfogto che deve giudicare una vertenza per confini, l'accigliata autorità ecclesiastica, l'appaltatore che si aggiudica il cantiere di un ponte, il boscaiolo che trascorre mesi segregato su qualche dirupo, i membri del CAS e del patriziato di Someo che entrano in trattative per lo stabile da trasformare in capanna, il buontempone che vi trascorre una serata in buona compagnia.

Armando Dadò Editore
ISBN: 978-88-8281-305-5 

Schafkopf
Friedo Behütuns' erster Fall

Von Tommie Goerz
Ars vivendi

Die Handlung spielt teilweise auf der Alzasca Hütte.

Als ein Kalchreuther Wirt seinen Bierkeller aufschließt, stößt er auf eine bestialisch zugerichtete Leiche. Bei dem Toten findet die Polizei einen rätselhaften Gegenstand: ein Fußball-Trikot.

Ein Zeichen ja, aber wofür? Mit dieser Frage ist der Nürnberger Kommissar Friedo Behütuns konfrontiert. Steht dahinter ein Fankrieg? Zielt die Tat auf den Sponsor dieses Fußballvereins, einen Atomkonzern, ab? Oder ist nicht vielmehr im rechtsradikalen Milieu zu ermitteln?

Bald tauchen weitere Opfer auf, alle ähnlich grausam ermordet. Die Ereignisse eskalieren, Behütuns stochert im Dunkeln – bis er ein altes fränkisches Wirtshaus betritt …

Ein fesselnder Krimi, der den Leser auf verschiedene Fährten schickt, die am Ende doch alle in eines münden: in die Abgründe der menschlichen Seele.

Storia Capanna Alzasca

Una capanna in Alzasca

di Francesco Hefti e Flavio Zappa

 

Un’idea in divenire

La sezione di Locarno del Club Alpino Svizzero (CAS) al termine della seconda guerra mondiale è confrontata con tutte quelle difficoltà che le organizzazioni civili, ormai spente nella loro attività durante gli anni del conflitto, hanno dovuto fronteggiare.
Il Club Alpino Svizzero – formato allora principalmente da persone di buon ceto, provenienti in massima parte dalla borghesia – coltiva ambizioni non solo in ambito strettamente alpinistico bensì anche culturale, ma soffre della crisi postbellica in modo particolarmente acuto, poiché buona parte delle sue strutture, le capanne e i rifugi, è stata occupata dall’esercito in mobilitazione. Questa situazione ha degli ovvi, poco incoraggianti riflessi sull’afflusso di nuovi membri. Il precario momento economico trattiene le persone dall’aderire alla società, portandole a preferire altre forme d’attività e d’impegno; inoltre – come spesso traspare dai verbali di comitato – la tassa sociale è ritenuta piuttosto cara, specialmente se rapportata a quella di altre associazioni alpinistiche attive sul territorio come la Società Alpinistica Ticinese (SAT) o l’Unione Ticinese Operai Escursionisti (UTOE).
La riapertura della capanna Basòdino – la prima e fino allora unica della sezione di Locarno, capanna che durante il conflitto era stata occupata dai militari – appare da subito urgente ed essenziale per la rinascita dell’attività alpinistica. Gli impegni della ripresa comportano contemporaneamente la riorganizzazione delle centrali d’allarme e delle colonne di soccorso, anche se dai verbali risulta un’attività di soccorso assai limitata, probabilmente a motivo di una allora minore attrattività della montagna e di una frequentazione più attenta e responsabile.
R
Con la lenta ripresa della normale vita civile, con la crescita del numero di soci e il conseguente rafforzamento delle casse societarie, nasce e si sviluppa l’idea di aprire un secondo rifugio. La Valle Verzasca sembra predestinata a ospitare questa struttura, quasi a voler coprire l’intero comprensorio. Ricevuti alcuni fondi Pro Capanna Verzasca, i dirigenti della sezione visitano gli alpi in Val Redòrta e in Val Vegornèss.

Sono entrati alcuni contributi Pro capanna Verzasca. I fondi vengono accreditati a un nuovo conto appropriato1 – e, qualche settimana più tardi – il signor Lanotti propone di fare un sopralluogo in valle Verzasca per esplorare l’eventuale posizione della progettata capanna. Si fissa la data del sopralluogo al 29.6.19502.

Nella seduta successiva Raineri, che ha partecipato alla trasferta, riferisce sul sopralluogo:

Un gruppo hanno esplorato il 29 maggio 1950 la valle Redorta, senza trovare qualche cascina adatta; si propone di fare una seconda escursione in Valle Vogornesso3.
Ma anche questa seconda esplorazione, di cui peraltro non troviamo traccia nei successivi verbali, non dà gli esiti sperati. Si capisce da queste prime battute che la sezione non intende costruire un edificio nuovo, ma è alla ricerca di uno stabile già esistente da trasformare, come già era avvenuto a Robièi negli anni Venti.

 

L’Alpe Alzasca, la valanga e la svolta

La svolta arriva nel disastroso inverno del 1951, l’inverno delle mai dimenticate tragiche valanghe di Airolo e Frasco, che ha portato sull’intero arco alpino estese precipitazioni nevose, devastazione e morte: numerosissime località sono sconvolte da violente valanghe, talora mai ricordate a memoria d’uomo4. Così anche la Valle del Soladino vede distrutte tutte le costruzioni presenti al Corte di Fondo dell’Alpe Alzasca, ad eccezione di una cantina.
Leggiamo dal rapporto stilato dall’ingegner Rezio Coppi dopo un sopralluogo tenutosi il 19 luglio 1951:
Osservazioni generali:

[…] Tutti gli alpi del patriziato di Someo sono già ora abbandonati ed invasi dal bosco. Il patriziato ritiene di dovere rivalorizzare, mediante una adeguata sistemazione, questo unico alpe che resta in esercizio e che, nonostante che si trovi molto lontano dall’abitato (oltre 1500 metri di dislivello), è il più bello e meglio rispondente alle necessità della bassa valle e, nel contempo, data la sua conformazione, il più comodo da esercire5.

Sullo stato degli stabili al Corte di Fondo il rapporto recita:

La valanga ha completamente distrutto i fabbricati di questo corte salvo una parte della cantina che è stata sistemata provvisoriamente ad opera del patriziato, per poter esercire in qualche modo l’alpe durante questa stagione6.
Riguardo al Corte di Mezzo il documento è alquanto laconico e lascia trapelare poco delle condizioni reali degli stabili: «Corte di mezzo: due cascine in relativo buono stato»7.
Veniamo ora agli interventi proposti e in seguito accettati e messi in opera per ripristinare la funzionalità dell’alpe. Innanzitutto quelli concernenti la rete di sentieri che daranno un miglior accesso ai corti:

Dalla passerella sulla Maggia all’Alpe il sentiero dovrà essere convenientemente sistemato e ricostruito. […] Inoltre è necessario stabilire un collegamento tra il Corte di fondo, attraverso Corte di mezzo, fino al Corte di cima, mediante una mulattiera8.
La decisione relativa all’abbandono del Corte di Mezzo cade a motivo dell’applicazione di criteri di resa per l’intero alpeggio:

il mantenimento di quattro corti imporrebbe un eccessivo investimento e, conseguentemente, un limitato reddito. Perciò occorre almeno eliminare un corte, cosa che viene resa possibile in quanto la creazione di una rete di sentieri rende molto più facili e comodi gli accessi da un corte all’altro, la pascolazione ed i trasporti9.

Ricordiamo che l’Alpe Alzasca era costituito da quattro corti: Corte di Fondo, Corte di Mezzo, Corte di Cima e Corte Nuovo; in un’ottica di razionalizzazione delle strutture e del lavoro, le operazioni di ammodernamento e ristrutturazione portano all’abbandono del Corte di Mezzo – per lo meno come stazione d’alpeggio con lavorazione del latte e soggiorno del personale – con la conseguente riduzione a tre corti direttamente collegati dal nuovo sentiero.
L’urgenza di garantire continuità all’esercizio dell’alpe è dimostrata dal fatto che già nell’agosto del 1951 è pronto un «Progetto di massima per la sistemazione dell’Alpe di Alzasca» che comprende i sentieri di accesso e «di pascolazione», le captazioni d’acqua, gli acquedotti e gli abbeveratoi, le superfici da bonificare e le strutture di ciascun corte10.
Divenuti così disponibili gli edifici del Corte di Mezzo, ha concretamente inizio la vicenda della Capanna Alzasca11.

 

Trattative tra il Club Alpino Svizzero
e il patriziato di Someo

Un ulteriore aspetto che avrà certamente un peso per la sezione di Locarno nella scelta della Valle del Soladino quale sede della nuova capanna è l’esistenza di

[…] una teleferica, che serve allo sfruttamento del bosco posto sotto Corte di fondo e che sarà mantenuta ancora per qualche anno, può servire egregiamente per i trasporti di materiali da costruzione e per la sistemazione dell’alpe12.
Passano però ancora tre anni prima di trovare un accenno alla Valle del Soladino nei documenti della nostra sezione, e questo non riguarda nemmeno il Corte di Mezzo, bensì una proposta d’acquisto di una baracca nelle immediate vicinanze del Lago d’Alzasca.

L’avv. Buetti ha offerto alla nostra sezione la sua capanna al lago d’Alzasca al prezzo di franchi 600.–. Si decide di entrare in trattative e di fare un sopralluogo e prendere indi una decisione in merito13.
Dopo appena un mese e mezzo – è il 30 novembre – arriva la disillusione:

Si prende nota della lettera dell’Avv. Buetti che ci comunica che la cascina è stata ceduta a terzi14.
Ma nella stessa seduta interviene il professor Lanotti, vero deus ex machina della Capanna Alzasca e architetto delle trattative col patriziato di Someo, il quale

[…] riferisce circa una possibilità di acquistare una cascina 80 m sotto il lago d’Alzasca. Sentita l’esposizione […] si decide per entrare in materia15.
Il nome di Fulvio Lanotti, membro di comitato del CAS Locarno con la funzione di ispettore delle capanne, ricorrerà frequentemente in queste pagine: per il suo impegno e la sua dedizione alla causa, come pure per il suo ruolo chiave di contatto e mediazione tra la sezione del CAS e il patriziato di Someo, nel quale pure era attivo, possiamo ritenerlo, senza timore di suscitare invidie e malumori, il padre putativo della Capanna Alzasca.
A questo punto merita attenzione la testimonianza diretta di Primo Galgiani, classe 1921 e membro del CAS dal 1955, il quale ricorda alcune difficoltà nelle negoziazioni tra la sezione del CAS e il patriziato, osteggiate a suo parere da gelosie e timori derivanti da rivalità di caccia e pesca16.
Tre giorni dopo (il 2 dicembre 1954), a firma del presidente di sezione avvocato Mauro Dazio, viene indirizzata al patriziato di Someo la seguente missiva:

Egregi signori,

Ci consta che, con la riattazione in modo razionale dell’alpe d’Alzasca, le cascine del Corte di Mezzo non saranno più usate quale stazione d’alpeggio. Riferendoci anche agli abboccamenti avuti, a suo tempo, coll’Egregio Vice-presidente di codesta Lodevole Amministrazione, da parte del nostro ispettore delle capanne ci pregiamo domandare che ci sia fatta una proposta di cessione, alle migliori condizioni possibili, di una di queste cascine e precisamente di quella ora adibita a stallone, perché sia da noi riattata in capanna alpina.
La regione dell’Alpe Alzasca interessa dal punto di vista turistico-alpinistico, sia per il discreto numero di cime che la circonda, come per i valichi che mettono in comunicazione la bassa Valle Maggia con la Rovana e l’Onsernone.
Assicureremo che la capanna sarebbe usata esclusivamente per scopi alpinistici e servirà ad affratellare sempre più alpinisti, contribuendo così allo sviluppo del grande alpinismo svizzero ed anche al turismo della regione.
In attesa di una vostra concreta proposta in merito, onde essere in grado di sottoporla all’assemblea generale della nostra sezione per l’eventuale ratifica, assemblea che avrà luogo il 15 corrente mese.
Gradita ci torna l’occasione per ringraziarvi in anticipo e porgervi i nostri migliori ossequi.

Club alpino svizzero Sezione Locarno
Il presidente Il segretario
Avvocato Dr. M. Dazio Widler17
La lettera rivela la volontà da parte della sezione locarnese di rassicurare il patriziato di Someo circa l’utilizzazione esclusivamente alpinistica della futura capanna, a conferma di certi interessi locali rivolti alla caccia e alla pesca. Essa accenna pure a precedenti contatti tra il patriziato e il Lanotti, che aveva sicuramente già preparato il terreno: non si potrebbe spiegare altrimenti la celerità della tempistica dettata al patriziato per una risposta, come se l’accordo fosse già stato raggiunto e la missiva servisse solo a sancirlo formalmente. Si tratta di un’ipotesi non supportata né da prove scritte né da testimonianze orali, ma la richiesta di una risposta con un termine di appena tredici giorni non può essere casuale.
La questione è formalmente dibattuta durante l’assemblea patriziale del 12 dicembre 1954, alla presenza di quindici patrizi con diritto di voto: il presidente del giorno, signor Rezio Coppi

[…] dà lettura di una lettera del Club Alpino Svizzero, chiedente di cedere la cascina del Corte di Mezzo che con la bonifica dell’alpe stesso, viene abbandonata; per adibirlo a capanna alpina. Il signor Lanotti Fulvio domanda la parola e dà ampie spiegazioni su questo oggetto18,
proponendo che l’assemblea si pronunci per la vendita il giorno stesso. Prevale però la proposta di Adolfo Righetti, che è favorevole alla cessione ma ritiene di riportare «la trattanda precisa sulle modalità di vendita nell’ordine del giorno della prossima assemblea»19.
La scadenza decorre dunque infruttuosa e il 18 gennaio 1955 il patriziato si limita a informare la sezione del CAS Locarno che un’assemblea si sarebbe tenuta prossimamente20. Finalmente il 20 febbraio 1955 l’assemblea patriziale dibatte e decide la questione: il verbale riporta che
[…] dopo ampie discussioni, l’assemblea patriziale, con voti 13 favorevoli e zero contrari, si pronuncia d’accordo per la vendita del cascinale a Corte di Mezzo dell’Alpe Alzasca21.

Esso non riporta le modalità della transazione, ma il 26 aprile 1955 il segretario di sezione verbalizza l’acquisto,

[…] fatto al prezzo di Sfr. 500.–, importo versato dal cassiere. Il signor Lanotti ci sottopone i piani ed i preventivi (Sfr. 6500.–). Si decide di fare un sopralluogo in maggio-giugno, colla commissione nominata dall’assemblea generale22.

 

Cronistoria di una celere realizzazione

Le cose procedono ora più rapidamente e a maggio Lanotti fa un primo rapporto sullo stato dei lavori preliminari per la trasformazione d’uso dello stallone.

Il presidente propone che, una volta fatto il sopraluogo, e di preparare poi un preventivo che sarà sottoposto al Comitato, rispettivamente all’Assemblea generale. Il presidente vedrebbe volontieri se la spesa fosse fissata a Sfr. 7000.– massima.
L’idea del signor Lanotti è di preparare due preventivi, uno limitato allo stretto indispensabile e l’altro un po’ più abbondante, dimodoché si potrà poi decidere quale dovrà essere eseguito23.

Vengono avviate le pratiche per la richiesta di un sussidio allo Sport Toto e spediti i capitolati d’appalto per i lavori di costruzione a nove imprese locali. Nella seduta di agosto si riferisce che due hanno risposto positivamente e si decide di affidare il lavoro alla ditta De Bernardi, che con un preventivo di franchi 5476.– è risultata la miglior offerente. Così avviene di seguito anche per l’appalto dei lavori da lattoniere e per quelli di falegnameria e arredo interno.
Al primo di luglio viene indetta un’assemblea straordinaria «per sottoporre l’affare della capanna»24, consesso di cui riportiamo un ampio stralcio dal verbale:

Sono presenti 27 soci. Il presidente dà il benvenuto ai numerosi soci presenti e ricorda che l’assemblea generale ordinaria dei soci dello scorso dicembre 1954 ha dato l’incarico al Comitato di eseguire uno studio approfondito sulla convenienza di una costruzione, rispettivamente riattazione di una cascina in capanna alpina e l’ha autorizzato di procedere all’acquisto della cascina in vendita dal Patriziato di Someo al prezzo di Sfr. 500.–. La stessa Assemblea ha nominato una speciale Commissione per gli studi relativi. Come componenti vennero nominati i signori Jelmini, Parolini, Ambrosini.
Ora, il presidente può rendere noto che l’acquisto del rustico ebbe luogo e così pure il sopraluogo della Commissione unitamente ai diversi membri del Comitato (fig. 41). [...] Il presidente dà conoscenza del contenuto del suddetto rapporto che prevede una spesa di Sfr. 10000.– e apre poi la discussione.
Rispondendo ad una domanda da parte del socio Tedaldi, il presidente comunica che le spese di trasporto nonché l’arredamento sono state prese in considerazione. Circa il finanziamento egli precisa che la sezione dispone di liquidi per franchi 9000.– circa, che dovrebbero essere sufficienti coi sussidi previsti da parte dello Sport-Toto e del Comitato Centrale <del CAS>.
Il socio Tedaldi fa presente che le domande di sussidio devono essere inoltrate prima che siano iniziati i lavori. Il socio Kohler desidera sapere se i lavori saranno deliberati in blocco per evitare spiacevoli sorpassi. Il signor Lanotti risponde che ha già in mano delle offerte che sono da considerarsi impegnative. Inoltre è previsto che la Commissione speciale resti in carica fino a ultimazione dei lavori per la loro sorveglianza e i controlli.
I piani e preventivi sono messi in circolazione. Il signor Lanotti risponde a diverse domande poste dai soci Tedaldi e Lafranchi. La capanna sarà chiusa a chiave, tuttavia senza inferriata in considerazione dell’inventario piuttosto modesto. Per quel che riguarda l’adattamento del sottotetto nulla è previsto per ora per ragioni di economia. Il socio Jelmini stima i relativi lavori a franchi 2000.–. ca.
Il Presidente esaurita la discussione, mette in votazione la proposta del Comitato di adibire il rustico acquistato in Val Soladino in capanna con una spesa preventivata in franchi 10000.– ca.
Gli scrutatori (soci Mazzoni Emilio e Suter Arturo) contano:
21 voti affermativi
1 voto negativo
1 astensione

Il signor Canevascini si è astenuto causa le cattive esperienze fatte dall’UTOE per la capanna sul Gambarogno. Visto il lungo accesso di ca. 4 ore il suo pronostico non è buono.
Il Presidente chiude l’assemblea auspicando che l’impresa abbia pieno successo25.
Dallo svolgimento della serata riportato agli atti emerge l’immagine di una società vivace: le preoccupazioni prevalenti sono quelle economiche – sulla sostenibilità del progetto e sulla sua redditività – ma affiorano anche altre preoccupazioni, di carattere più personale. A cosa attribuire la mancata citazione agli atti del nome dell’oppositore e del motivo di tale scelta? Che abbia ancora a che fare con la caccia? Quella sera anche la sala del ristorante Ticino in Piazza Grande sembra mostrare qualche sedia vuota di troppo: per il cruciale appuntamento sono presenti meno di un quarto dei cento ventitré soci che può orgogliosamente contare la sezione. Affluenza che stride assai con i toni di soddisfazione del rapporto presidenziale per l’assemblea generale ordinaria del primo dicembre 1951, che recita:

Nel mio rapporto relativo all’anno 1950 esprimevo la speranza di poter riferire che il numero di soci avrebbe oltrepassato il centinaio. Detta speranza si è infatti trasformata in realtà e mi è di sommo piacere rilevare che attualmente i membri della nostra sezione sono 10326.
Una problematica che sarà evocata spesse volte anche in seguito è quella dell’accesso alla capanna, il fondovalle valmaggese essendo posto ben 1370 m più in basso, cosa che ha da sempre costituito un’ardua prova per i garretti degli escursionisti meno avvezzi alle ripide e stancanti scalinate della valle. Allo stesso tempo era radicata in molti la convinzione che la Valle del Soladino – con la sua natura aspra nella parte inferiore, più dolce e ridente al suo colmo – avrebbe potuto diventare una destinazione di pregio. Gli sviluppi dei decenni successivi non hanno certo smentito questa felice intuizione.
La direzione lavori è affidata all’unanimità a Fulvio Lanotti, che presiederà anche la speciale commissione, mentre il presidente e il segretario della sezione si assumono l’impegno di reperire i fondi necessari. Manca purtroppo il rapporto della successiva riunione del 2 agosto ma i lavori procedono in modo spedito se già nella sessione del 16 settembre Lanotti

[…] può darci la buona notizia che la capanna è riuscita molto bene ed invita il comitato a salire sul posto per il collaudo27.
Ma le buone notizie non arrivano mai sole:

La stufa fornita da Parolini non funziona; ci sono tuttavia ancora piccoli lavori da eseguire che egli – s’intende il Lanotti – spera saranno fatti da volenterosi della sezione. La spesa totale si aggirerà sui 10000 franchi28.
I verbali non recano nota dei probabili malumori sorti alla notizia che una stufa, costata più dello stabile stesso e portata al Corte di Mezzo a prezzo di grandi sforzi, una volta in loco non funzioni.
L’auspicio del Lanotti in merito ai «volenterosi» non si è ancora esaurito, e a tutt’oggi la capanna continua a essere gestita su basi volontarie. Una piccola nota di campanile a proposito dei primi che hanno prestato la loro opera per la sistemazione del rifugio: a detta di Primo Galgiani i lavori erano organizzati sulla base di tre sciolte, nelle quali si trovavano a collaborare persone con affinità di carattere, provenienza e amicizia vicendevole; il primo gruppo era quello dei locarnesi, il secondo riuniva i tedeschi – i membri confederati della sezione, giunti in Ticino nel secondo dopoguerra, per lo più per motivi professionali – e il terzo i minusiensi.
L’anno di fondazione 1955 si conclude per la Capanna Alzasca con la presentazione dei conti al 25 novembre; il saldo a consuntivo è positivo malgrado il leggero sorpasso delle uscite rispetto al preventivo:

Costi: Lanotti Claudio29 Sfr 3507.45
De Bernardi (compreso il trasporto) Sfr 6438.55
Lanotti Fulvio (arredamento) Sfr 287.70
Tedaldi (coperte) Sfr 238.50
Fabbi (tessuti) Sfr. 163.60
Parolini (stufa) Sfr. 663.00
Acquisto cascina Sfr 500.00
Totale Sfr. 11798.80
Il finanziamento si presenta:
Fatture pagate ed acconti Sfr. 7688.80
Si hanno in cassa Sfr. 2500.00
Sport-Toto Sfr. 2000 circa
Totale Sfr. 12188.8030

I lavori al rifugio riprendono a primavera con lo scioglimento del manto nevoso e si decide di sistemare anche la toilette – provvisoriamente posta in un piccolo gabbiotto di legno a poca distanza dall’edificio –

[…] con l’adduzione di acqua – visto che – un’ottima ed abbondante fonte si trova a pochi metri dallo stabile31.
Inoltre viene approvato l’acquisto di stoviglie e posate e, visti i pochi posti ricavati, si opta per il rivestimento del tetto con la realizzazione di altri venti posti letto.
R
Domenica 8 luglio 1956 è il giorno che vede premiati gli sforzi: viene allestito un sobrio programma per sottolineare l’apertura del nuovo rifugio.

 


Programma
Inaugurazione Rifugio Alzasca 1760 m s/m. 8 luglio 1956

Siamo lieti di comunicarvi che il nostro rifugio d’Alzasca vi aspetta per l’inaugurazione che avrà luogo domenica, 8 luglio 1956 col seguente programma:

04.30 Partenza dalla Stazione SFF Locarno, con treno speciale gentilmente
organizzato dalle Ferrovie Regionali Ticinesi.
05.10 Arrivo a Someo. Salita circa 4 ore.
09.30 Arrivo in Capanna.
10.00 Benedizione e Santa Messa, inaugurazione e Discorsi circostanziali
11.30 Pranzo al sacco.

Ritorno individuale
Il nostro rifugio è molto accogliente e non dubitiamo che i nostri soci e tutti i nostri simpatizzanti si diano convegno all’Alzasca per conoscere meglio questa magnifica e pittoresca regione32.
Anche i patrizi di Someo sono invitati all’inaugurazione:

Egregi signori, il nostro rifugio d’Alzasca è pronto di ricevervi. L’inaugurazione avrà luogo domenica, 8 luglio e saremmo oltremodo lieti se le vostre autorità fossero rappresentate da un delegato per il quale il posto per il pernottamento da sabato 7 a domenica 8 luglio è riservato in capanna. Agli invitati saranno offerti sabato sera, un piatto di spaghetti e domenica, a mezzogiorno, un piatto di risotto.
Sperando di poter contare sulla vostra partecipazione vi porgiamo frattanto i nostri particolari ossequi33.
Per la festosa occasione ben sessantanove persone affrontano la salita; esse provengono da tutte le sezioni ticinesi del CAS come anche dalle altre associazioni alpinistiche. Si procede alla benedizione del fabbricato mentre una messa viene celebrata nelle immediate vicinanze del rifugio da don Ettore Gobbi. Primo Galgiani ricorda con viva emozione la piena riuscita della giornata inaugurale e la grande soddisfazione per l’ultimazione dei lavori (fig. 42).

 

Il libro di capanna, la fantasia all’opera

In ogni rifugio alpino e su molte delle cime più popolari troviamo un libro, spesso un voluminoso registro, per l’annotazione delle presenze e, a scopo preventivo, l’indicazione della destinazione.
A dispetto delle sue sembianze austere, non di rado esso si presta anche a fini ilari, che si discostano dal suo scopo primario. Così le lunghe liste di nomi lasciano filtrare qualche frase evocativa di tempi trascorsi, battute di spirito, annotazioni sulle condizioni meteorologiche o del terreno, sullo stato della capanna e sui lavori svolti, sentimenti di ammirazione e riconoscenza per lo spettacolo della natura e per l’ambiente accogliente del rifugio, e tutta una miriade di appunti sugli aspetti più diversi dell’esperienza che ciascuno sta vivendo in quel momento e in quel luogo. Sono scintille di umanità, spesso condite da ironia, che rompono – in modo sempre telegrafico – la severa monotonia dei numeri e delle statistiche.
Le note al libro del «Rifugio Alzasca» iniziano nel maggio del 1956 e riguardano esclusivamente i membri della società che si recano al Corte di Mezzo per il disbrigo degli ultimi lavori. Alcuni di loro – saliti il 23 giugno per completare il trasporto dei materassi e di altro materiale di uso corrente – si qualificano, opportunamente, come «uomini-mulo»34 (fig. 43). L’8 luglio del 1956, data della solenne inaugurazione della capanna, il registro annovera sessantanove presenti, in una lunga lista capeggiata dall’avvocato Mauro Dazio, allora presidente della Sezione.
Le notizie prendono subito una piega epica: il 31 luglio Hans Lutz e Luigi Boschi scrivono di essere giunti al rifugio feriti, dopo una caduta con la moto sui binari del tram; corredano la nota con un piccolo schizzo, molto esplicito, dell’incidente.
Passano gli anni e la seriosità del libro lascia sempre più spazio a un certo divertimento. In particolare cacciatori e pescatori sembrano alimentare la loro sfrenata fantasia alle fresche acque del Lago d’Alzasca. È del 1963 l’annotazione di aver cercato, invano, selvaggina e pesci: «cacciato fagiani pernici, orsi ed elefanti. Risultato uguale a zero». Quattro anni dopo ancora cacciatori-pescatori all’opera: «1967 caccia al leone», «ucciso una vipera di 2 metri», «pesca di squali» per concludere con un laconico «i pesci sono scemi: non abboccano».
Ed è un continuo crescendo comico: «c’è un topo: occasione di colpirlo a morte – sbagliato il colpo, che asino!». Il giorno successivo tuttavia: «Colpogrosso: colpito topo a morte. Cadavere esposto per accertamenti!». Come dire antesignani dei contemporanei C.S.I.35. Sono però documentate anche cacce fortunate e «pesche miracolose».
Alcuni sono fenomenali etologi: «addomesticato marmotta, risponde al nome di Fritz».
O lapalissiani pescatori col dono per la rima: «Se pesci vuoi pigliare, col lago gelato non devi pescare».
Numerosi e sempre pertinenti gli spunti di riflessione meteorologica: «Del sole neanche l’ombra».
In epoca di altisonanti conquiste alpinistiche, in Alzasca viene realizzata la «prima con stampelle», mentre qualcuno può vantarsi di aver «scalato la parete nord della birreria». Il 24 gennaio 1970 – dopo un’interminabile ed estenuante salita invernale – troviamo un’annotazione sia sulle condizioni climatiche del rifugio, sia sulle modalità di recupero dall’indubbio sforzo:

Apertura capanna, -3° interno, -15° esterno; m. 1.90 neve; da Someo ore 8 con racchette, trovati tutti boccalini con manico a destra, dovuto bere a canna perché mancini.
Altrove a chi, dopo gli strapazzi di una faticosissima salita nella neve, scrive che in Alzasca non ci verrà più d’inverno, un altro avventore prontamente glossa: «eppure ne vale la pena».
C’è chi sale in capanna «in cerca di pace», chi la sceglie per festeggiare il compleanno, chi vi trascorre la luna di miele, chi si ritira lassù per assaporare «i magici momenti del Natale»; chi ricorda un amico scomparso, chi riecheggia un salmo di lode e chi promette «je viendrai encore ici». Una coppietta di Hannover si iscrive come «innamorato» lui, «innamorata» lei.
Col tempo si amplia il ventaglio dei paesi di provenienza degli ospiti e si diversificano le lingue delle registrazioni. E anche l’Alzasca diventa tappa lungo il cammino per le destinazioni più fantasiose e disparate: alcuni escursionisti la prendono larga con meta Lourdes, Roma, Santiago e Gerusalemme; Mosca, Kiew e Varsavia; New York e Hollywood, il Polo Nord e addirittura la «Luna con Apollo 11»; come a ribadire ad ognuno la propria chiesa!
I guardiani volontari, che si alternano nei turni, annotano la loro presenza e i lavori di manutenzione svolti: spesso sono accompagnati dai famigliari, uno addirittura da una «guardiana del guardiano». Molti ringraziano i guardiani per l’ospitalità ed elargiscono stelle alla loro cucina.
Il libro testimonia l’inciviltà di pochi ignoti, che lasciano «vetri rotti», «padelle sporche» e «disordine» e, sul versante opposto, la garbata correttezza di chi segnala: «rotto tazza; messo 2 franchi».
Le annotazioni che riportiamo sono quasi tutte affidate all’ultima finca dei registri di capanna, destinata alle «Osservazioni».
Qualcuno però osserva di non aver «osservato niente perché non ci vedevo più dalla fame».
Ma il premio all’estro lirico va senza dubbio agli anonimi poeti, Il Bello & Spitz, autori di un verso goliardico dedicato al rifugio:

Alzasca
La donzelletta vien dalla campagna
mentre l’Alzasca noi la vediam lontana
un fulmine stagliasi nell’azzurro
fonder faceva il burro
Ed il sacco che mi pesa sulle spalle
ed un prurito impellente alle balle
tramutasi supino
in un candido bambino
Scende la nebbia
nessun si perda
Non ci vedo più, scivolo,
e cado nella merda!
La gola in un convulso annaspare
gode dell’acqua salutare
e le membra s’illuminano d’intenso
mentre alla donna io penso
Quivi il gruppo riunito,
la speranza distrutta, qualche grugnito
feconda la mente nel sonno sortito
quando la baita già sembra un mito
E quando salendo sull’impervio sentiero,
sfiniti oramai,
il cielo già nero
vedonsi croci dall’aspetto austero.
La stessa mano è poi autrice di alcune sintetiche recensioni al testo poetico:

Una pagina inedita sull’ipocrisia della società dei consumi (Times)
Da leggersi con sentimento (Le Monde)
Un vero schifo (Gazzetin da l’ungia incarnada).

Concludiamo questa rassegna con la segnalazione di alcune visite illustri. Di una non dubitiamo affatto della veridicità, delle altre lasciamo al lettore la facoltà di dubitarne:
5.7.1969: Flavio Cotti36
E, lo stesso mese:
31.7.1969: Fidel Castro con destinazione Havana.
31.7.1969: Richard Nixon con destinazione Vietnam
31.7.1969: Anita Eckberg con destinazione Hollywood.

 

Gli ampliamenti successivi e la struttura odierna

All’inizio degli anni Ottanta il CAS Locarno acquista dal patriziato di Someo una seconda baita nelle immediate vicinanze del rifugio; nel 1984 ne completa la sistemazione con la creazione di un dormitorio dotato di sedici posti letto. Appena un anno dopo è la volta del rifugio originale, di cui viene completamente ristrutturato l’interno, con l’ammodernamento del soggiorno e della cucina al piano terreno, l’innesto di una scala d’accesso al piano superiore all’interno dello stabile e la riorganizzazione del dormitorio al primo piano.
Nel 1997 nuovi lavori d’ingrandimento, con l’aggiunta al pianterreno di servizi igienici, una cantina, una legnaia e un atrio di disimpegno con scala per il piano superiore, nel quale si ricava lo spazio per una cameretta da adibire ad alloggio del guardiano.
Nel 2006 infine un ampliamento dello stabile secondario consente di aggiungere nuovi servizi igienici e un locale deposito, mentre il dormitorio viene risistemato su due livelli.
Il CAS Locarno, oltre al consueto apporto dei numerosi volontari, ha beneficiato del lavoro di un appassionato alpinista e architetto nella persona di Renato Buzzini, già presidente della sezione e ispettore della capanna, il quale ha progettato e diretto tutti i lavori svolti negli anni Ottanta e Novanta.
Attualmente la capanna è formata da due edifici in sasso: quello principale è dotato di una cucina bene attrezzata con acqua corrente, placche a legna e a gas, come pure stoviglie per trentacinque persone. Gli ospiti possono farne uso in modo indipendente e, in assenza del guardiano, possono contare su di una certa riserva di pasta, riso, sale, zucchero, vino, birra e bibite diverse. Il soggiorno ha una capienza di trenta persone; il rivestimento in legno risalente agli anni Cinquanta crea un’atmosfera calda e accogliente.
Al piano superiore vi sono tredici cuccette, mentre diciassette si trovano nella costruzione più recente: tutte sono dotate di piumini, inoltre in caso di necessità è possibile installare altri dieci posti letto nel refettorio grazie a un ingegnoso sistema di assemblaggio dei tavoli e delle panche. Una piccola turbina e i pannelli solari forniscono l’energia elettrica per l’illuminazione e in presenza del guardiano è anche possibile far uso della doccia.

Capanna Alzasca, 1734 m
Coordinate: 688.700/125.880
CN 1:25’000, fogli 1291 Bosco/Gurin, e 1292 Maggia37.


Accessi e traversate

Come osserva Dalmazio Ambrosioni, la Capanna Alzasca si trova in posizione privilegiata, al centro di una rete di itinerari che collegano le valli Maggia, Rovana e Onsernone/Vergeletto38. Per questa ragione gli accessi sono molteplici e le numerose possibilità di combinazione consentono di inventare percorsi sempre diversi.
Già nel 1942 – quindi ancor prima dell’esistenza della capanna – Giacomo Padovani, allora presidente della sezione di Locarno, pubblica nel bollettino del CAS una breve descrizione della Valle del Soladino, soffermandosi su alcuni suoi aspetti morfologici e storici: egli illustra con qualche particolare l’accesso da Piandalèr, limitandosi ed enumerare gli altri, tra i quali quello «da Niva per la Valle Cangello», ora caduto in disuso39.

 

 

NOTE
1. Verbale del Comitato CAS, seduta del 27 aprile 1950; le raccolte dei verbali e i verbali stessi hanno titoli differenti, ma trattandosi di documenti che appartengono allo stesso genere, abbiamo uniformato la citazione in Verbale del Comitato, seduta del seguita dalla data; salvo indicazioni diverse, i documenti del CAS Locarno sono conservati nell’archivio della sezione, non catalogato.
2. Verbale del Comitato, seduta del 6 giugno 1950.
3. Verbale del Comitato, seduta del 17 luglio 1950, dove maggio è evidentemente un refuso per giugno.
4. Cfr. GALLICCIOTTI Fiorentino, Il flagello bianco nel Ticino, Bellinzona 1953 e Valanghe 1951. Relazione del comitato intercantonale di coordinamento sull’impiego dei mezzi raccolti dalla Croce Rossa Svizzera per l’opera di soccorso, Berna (?) 1953, con la relativa bibliografia.
5. Someo, Apatr., scatola 49, Rapporto di sopralluogo; Alpe di Alzasca, Ufficio cantonale delle bonifiche fondiarie e catasto, 8 (?) agosto 1951 (in apertura il Coppi richiama il Merz, in particolare sulla qualità dell’alpe e sul fatto che la concimazione non viene praticata).
6. Ibidem.
7. Ibidem.
8. Ibidem.
9. Ibidem.
10. Someo, Apatr., scatola 23, piano in scala 1:10’000.
11. Nella documentazione ufficiale si parla generalmente di «capanna», per contro già dal 1956 si preferisce sui registri delle presenze la dizione «rifugio»; in seguito sarà d’uso sia «Rifugio d’Alzasca» sia «Capanna Alzasca», versione che prevarrà ufficialmente a partire dagli anni Ottanta.
12. Someo, Apatr., scatola 49, Rapporto di sopralluogo; Alpe di Alzasca, Ufficio cantonale delle bonifiche fondiarie e catasto, 8 (?) agosto 1951.
13. Verbale del Comitato, seduta del 12 ottobre 1954.
14. Verbale del Comitato, seduta del 30 novembre 1954.
15. Ibidem.
16. Primo Galgiani, molto attivo come cacciatore nella zona del Pizzo Salmone e della Valle di Lodano, tiene a precisare come non si fosse mai sconfinati nella Valle del Soladino, per rispetto di un’informale distribuzione dei territori di caccia.
17. Someo, Apatr., scatola 5.
18. Someo, Apatr., Verbale assemblea del Patriziato di Someo, 12 dicembre 1954, in Protocollo delle sedute assemblea patriziale, iniziato il 16 febbraio 1941.
19. Ibidem.
20. La lettera del patriziato è irreperibile: l’informazione è contenuta nel Verbale del Comitato, seduta del 16 febbraio 1955.
21. Someo, Apatr., Verbale Assemblea Patriziato di Someo, 20 febbraio 1955, in Protocollo delle sedute assemblea patriziale, iniziato il 16 febbraio 1941.
22. Verbale del Comitato, seduta del 26 aprile 1955.
23. Verbale del Comitato, seduta del 7 giugno 1955; nonostante la sgrammaticatura della prima frase il senso è chiaro.
24. Verbale del Comitato e commissione speciale capanna Alzasca, seduta del 21 giugno 1955.
25. Verbale dell’Assemblea straordinaria del CAS, sezione di Locarno, 1 luglio 1955.
26. Rapporto presidenziale 1951, allegato al verbale dell’Assemblea generale del CAS, sezione di Locarno, 13 dicembre 1951.
27. Verbale del comitato, seduta del 16 settembre 1955.
28. Ibidem; volenterosi, volontari.
29. Per una prestazione non indicata, ma sappiamo che Claudio Lanotti era falegname.
30. Estratto dal resoconto finanziario allegato al verbale dell’Assemblea generale del CAS, sezione di Locarno, 10 gennaio 1956.
31. Verbale del comitato, seduta del 29 maggio 1956.
32. Someo, Apatr., scatola 5.
33. Someo, Apatr., scatola 5, lettera del 25 giugno 1956.
34. In questo capitolo tralasciamo di indicare le referenze precise e di indicare il nome degli autori; tutti i volumi dei registri si trovano nell’archivio del CAS Locarno.
35. Acronimo di Crime Scene Investigation, telefilm molto popolare basato sulle vicende di un gruppo di agenti della polizia scientifica.
36. Flavio Cotti (1939) politico svizzero di origine valmaggese, membro del Consiglio federale dal 1986 al 1999, presidente della Confederazione nel 1991 e nel 1998.
37. Cfr. ZAPPA Flavio, Alzasca, volantino a. c. del CAS Locarno, s.d. e GROSSI, Alzasca, citato, che contiene anche brevi informazioni storiche e naturalistiche, ma fa erroneamente risalire la costruzione della capanna al 1935.
38. AMBROSIONI, Alzasca, crocevia di vallate, citato.
39. PADOVANI, La Valle del Soladino, citato.